La pancia è mia e me la gestisco io

pancioneOk, questo post ce l’ho in bozza da quasi un mese. In realtà, ce l’avevo in canna da più di un anno, ma mi sono decisa a scriverlo qualche settimana fa. Poi l’ho lasciato a mantecare, indecisa se lo volessi servire in tavola e se fosse una sbobba indigeribile. Ma ha continuato a girarmi in testa, e nei mesi mi sono trovata più volte a parlare con amiche incinta di come la gravidanza sia un argomento privato che diventa pubblico indipendentemente dal desiderio della panciuta protagonista, così come certe persone si sentono in diritto di fiondarsi con le loro mani sul pancione solo perché è bello rotondo. Quindi mi decido e lo metto in tavola. Fatene quel che volete.

Prima era un’idea vaga, un’ipotesi, una possibilità. Nel momento in cui scopri quella doppia linea sul test, vieni proiettata in un mondo parallelo che era appena al di là di una parete di vetro: ne sapevi l’esistenza, vedevi le altre donne dietro, ma non sentivi bene quello che dicevano, ti sembrava si agitassero troppo, e comunque non era un tuo problema.
Poi ci entri, un gradino alla volta, come immergendoti in acque fredde, a cui devi abituarti. Le prime settimane sono soft: lo dici a poche persone fidate, vai al consultorio e dal ginecologo, che alla prima ecografia esclama “Ehi, ma c’è qualcuno qui”, e tu ridi mentre scopri che stai piangendo per un’emozione sconosciuta, una meraviglia prodigiosa che ti sconvolge, mentre ti chiedi, “Qualcuno chi?”. Continua a leggere

Come una sposa

matrimonio01Sono tornata a guardare le foto del matrimonio. Non è una cosa che faccia spesso. A dirla tutta, a quasi due anni non ho nemmeno stampato l’album. A dirla tutta-tutta, non ho nemmeno stampato una sola foto da incorniciare. Joe se la prende e si stranisce, quanto è atipico tutto questo? Non è che non mi piacciano, anzi: ci vedo tutta la nostra felicità, e mi ricordo come sia volato e come avremmo voluto che durasse tanto di più, come avremmo voluto ricominciare a fare festa. E’ che ho un rapporto curioso con il “Grande Giorno”.

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Wanderlust

wanderlustDa quando è arrivata Viola, non ci siamo più mossi molto. Diciamo che il massimo dello spostamento nel 2016 è stata l’esotica Liguria. La piccina aveva 40 giorni e io vivevo in un perenne stato di alternanza tra stupor e nevrastenia neomaterna. Poi per i suoi tre mesi abbiamo osato le Alpi a 1700 metri. Poi è arrivato l’autunno, l’inverno, il culo di piombo. Gite in Piemonte a sfondare la bilancia, perché c’è tnto mondo dietro casa che non conosco. Ma riprenderemo a muoverci quest’anno, perché credo fortemente nell’abituare i bambini a viaggiare, nel vendicarmi di tutti i voli aerei con pargoli urlanti subiti negli anni, e nel culto della scomodità fuori casa.

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Intervallo

intervallo-rai-pecore“Scrivere è come andare in bicicletta” dice e.l.e.n.a., e ha anche ragione. La difficoltà non è tornare a scrivere, ma il fatto che durante il giorno mi si affastellano in testa le cose da dire, poi a mezzanotte mi trovo davanti al blog e quel monte di parole si sbriciola.

Ci sono due anime che cozzano, in me. La vecchia blogger, che buttava fuori pensieri e parole quasi senza omissioni, e la giornalista, che negli ultimi anni ha scritto con  attenzione di tutto tranne quel che sentiva. Sto cercando di capire come far convivere le due cose. Un po’ come un piatto a base di patatine fritte e nutella (a proposito, hanno poi ritirato dal mercato quegli obbrobri dei Fonzies al cioccolato, vero? Ma cosa gli era venuto in mente?).
(Sì, li avevo assaggiati quegli obbrobri. Bisogna sapere cosa si critica.)

Insomma, intanto qui cerco di arredare casa. Magari prima decidendo dove mettere le tubature e i cavi elettrici. E il tetto. E le porte. E soprattutto quante stanze. Visto che wordpress non è la poverata del defunto Splinder che fu e potenzialmente mi concede di espandermi in ogni direzione come l’ego di Trump. Pure indietro (credo che aggiungerò cose scritte negli ultimi tempi retrodatandole. Magari poi li linko quando lo faccio, via).

Poi la pianto eh, con meta post d’intervallo.
Ma intanto, visto che ve l’ho messo in testa, faccio servizio pubblico.
Per la cronaca, Wikipedia informa che le tre musiche erano

  1. l’Allegro dalla Sonata VI in la maggiore di Pietro Domenico Paradisi (noto anche con il titolo di Toccata per arpa);
  2. la Sarabanda dal IV concerto dei Concerts royaux di François Couperin;
  3. la Passacaglia dalla suite per clavicembalo n.7 HWV 432 di Georg Friedrich Händel.

Non vi sentite meglio ora? Io sì. Finalmente lo so. Plin plin.

Facendo le pulizie

pulizieE’ quasi l’una e una neomadre con un arretrato di sonno che, se fosse monetizzabile, equivarrebbe al debito della Grecia dovrebbe già essere a letto. Invece sono qui che cerco di dare un aspetto dignitoso a questo theme preso in prestito cinque anni fa da WordPress e rimasto ad ammuffire in attesa che decidessi di avere di nuovo voglia di buttare lettere a caso in rete.
Così ho iniziato mettere a posto le cosine visive, ho fatto il blogroll cercando i vecchi amici che ancora scrivono e vivono il web fuori da Facebook (che bello ritrovarli, ho quintali di archivi da spulciare), ho capito quanto mi mancasse rubare tempo alla mia fase rem per riflettere su me stessa e il mondo.
Ok, è un post intelocutorio, e quindi? Dovrò pur allenarmi per ricominciare. E come una volta, sentirmi libera anche di scrivere a vuoto. Mi sento già più libera e intelligente. Sarà effetto della deprivazione di sonno.

Il momento delle intenzioni

notesHo tante belle (si spera) idee in testa. E tanti propositi sparsi per l’anno ormai in corso. Scartando i grandi classici, scontati come la trama di una soap opera (chili di troppo da sciogliere, alimentazione sana e cucina che Marco Bianchi scansate, attività fisica costante che non sia sollevare una bambina in braccio eccetera), intendo:
¤ finire tutti i campioncini beauty accumulati negli anni (un’impresa superiore a quello che ci si può immaginare)
¤ leggere almeno 30 dei cenmila libri comprati in passato e intonsi che mi aspettano in libreria
¤ chiedere scusa ad un paio di persone a cui ho fatto torto in passato
¤ smettere di dire “Vediamoci” e organizzare davvero per vedere amici
¤ imparare a gestire quel pochissimo tempo libero che mi lascia Viola, invece di restare in catalessi a ripetermi “Ok adesso cos’è che dovevo fare?” finché si sveglia
¤ circondarmi di ispirazione e ispiratori (e farci qualcosa con quel che imparo)
¤ (questo lo scrivo in piccolo, non lo state davvero leggendo) ricominciare a scrivere qualcosa per me che non sia la lista della spesa o una chattata su whatsapp. Forse è la volta buona per il blog.

Augurium

auguri2017Auguri perché abbiate forza e fiducia nel trasformare i vostri sogni in progetti e perché i vostri desideri più veri diventino realtà.
Auguri perché non dobbiate sentirvi umiliati, vessati, sottovalutati, sottostimati, e che se succede abbiate la forza di restare a testa alta.
Auguri perché nulla vi faccia più vivere con lo stomaco contratto e vi tolga il sonno.
Auguri per zero negatività, poche chiacchiere a vuoto, molte riflessioni costruttive e altrettante azioni meditate.
Auguri perché abbiate empatia e sostegno per le persone intorno e che sappiate dimostrarlo.
Auguri perché riusciate a compiere gesti casuali di gentilezza illuminando la giornata di qualcun altro. E anche la vostra.
Auguri perché siate ricchi delle persone che amate, che vi amano e che vi fanno sentire di avere il vostro posto nel mondo.
Auguri perché troviate il vostro posto nel mondo.
Auguri perché ogni sera, guardandovi allo specchio, abbiate almeno una cosa per cui sentirvi fieri di voi, e felici.
Auguri perché andiate a letto ogni sera sognando la rivoluzione e vi svegliate al mattino con la voglia di realizzarla.

Donna in nuce

bocciolorosaMancano 97 giorni al tuo arrivo, dice la statistica medica. Avessi scritto tre giorni fa avrei iniziato a cifra tonda – e mi sarebbe anche piaciuto, perché mi piacciono le cifre tonde. E invece è andata così. Almeno, inizio oggi perché è un giorno speciale, piccola mia.  E’ un giorno bistrattato, deriso e abusato, impiastrato di luoghi comuni e banalità, che ormai nausea e fa sbuffare. Eppure è un giorno importante, e in futuro lo sarà anche per te, e in futuro ti spiegherò come mai, quando capirai (ti farò una testa così, non temere – oppure sì). Oggi è un giorno che così speciale, dentro di me, non era mai stato prima.

Con il mio – sul nostro – essere donna, in questi quasi 40 anni non avevo mai convissuto e riflettuto così a fondo, ogni giorno, ogni istante, come negli ultimi 160 giorni e rotti. Ovvero da quando ho prima sospettato, e poi saputo, che eri comparsa tu.
Per ora siamo tutt’uno io e te, siamo una donna al quadrato, siamo una matrioska vivente. Un pensiero costante e pieno di meraviglia dal momento stesso in cui ho saputo da cui non è possibile distrarsi – se succede, mi riporti a te con un calcetto ben assestato.

Quando ho saputo che sei una lei mi sono scoperta costernata. Mi ci è voluto un po’ per razionalizzare il perché. “Woman is the nigger of the world” cantava John Lennon, e il mio primo pensiero è stato Poverina. E’ stato di paura per il destino di lotta costante a cui sarai destinata come ogni donna prima di noi nei secoli dei secoli amen.

Lotte per il nostro posto nel mondo, dove siamo sottostimate, sottopagate, sovrasfruttate, abusate, dove ci viene imposto cosa fare del nostro corpo e cosa c’è in esso di giusto e di sbagliato, dove ci viene insegnato che c’è solo una limitata gamma di posti stabiliti ‘da qualcun altro’ e ‘prima di noi’ a cui aspirare, che c’è un limite al nostro valore – ed è spesso dettato dal nostro apparire. Lotte interiori contro la pletora di sensi di colpa che ci vengono inculcati, ragnatele in cui ci attorcigliamo e da cui passiamo la vita a cercare di liberarci – e questo, solo quando le vediamo.

Questo e mille altri pensieri mi hanno sommerso quando ho saputo che saresti stata donna. Poi ho pensato che se tutto va bene avrò anni per insegnarti tutto quello che ho imparato dalle mie guerre e dai miei errori, per darti gli strumenti per portare avanti le tue lotte col mondo e trovare pace in quelle con te stessa, per non essere mai vittima di nessun altro né di te, per essere quanto più possibile artefice del tuo destino. Per scoprire chi sei e non permettere a nessuno di impedirtelo. “Cresciamola tosta, ok?”, ho detto a tuo padre.
E intanto (in fondo sono un’ottimista) il mondo avrà ancora qualche anno per diventare un mondo migliore, mia piccola donna in nuce.