La pancia è mia e me la gestisco io

pancioneOk, questo post ce l’ho in bozza da quasi un mese. In realtà, ce l’avevo in canna da più di un anno, ma mi sono decisa a scriverlo qualche settimana fa. Poi l’ho lasciato a mantecare, indecisa se lo volessi servire in tavola e se fosse una sbobba indigeribile. Ma ha continuato a girarmi in testa, e nei mesi mi sono trovata più volte a parlare con amiche incinta di come la gravidanza sia un argomento privato che diventa pubblico indipendentemente dal desiderio della panciuta protagonista, così come certe persone si sentono in diritto di fiondarsi con le loro mani sul pancione solo perché è bello rotondo. Quindi mi decido e lo metto in tavola. Fatene quel che volete.

Prima era un’idea vaga, un’ipotesi, una possibilità. Nel momento in cui scopri quella doppia linea sul test, vieni proiettata in un mondo parallelo che era appena al di là di una parete di vetro: ne sapevi l’esistenza, vedevi le altre donne dietro, ma non sentivi bene quello che dicevano, ti sembrava si agitassero troppo, e comunque non era un tuo problema.
Poi ci entri, un gradino alla volta, come immergendoti in acque fredde, a cui devi abituarti. Le prime settimane sono soft: lo dici a poche persone fidate, vai al consultorio e dal ginecologo, che alla prima ecografia esclama “Ehi, ma c’è qualcuno qui”, e tu ridi mentre scopri che stai piangendo per un’emozione sconosciuta, una meraviglia prodigiosa che ti sconvolge, mentre ti chiedi, “Qualcuno chi?”. Continua a leggere

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