Come una sposa

matrimonio01Sono tornata a guardare le foto del matrimonio. Non è una cosa che faccia spesso. A dirla tutta, a quasi due anni non ho nemmeno stampato l’album. A dirla tutta-tutta, non ho nemmeno stampato una sola foto da incorniciare. Joe se la prende e si stranisce, quanto è atipico tutto questo? Non è che non mi piacciano, anzi: ci vedo tutta la nostra felicità, e mi ricordo come sia volato e come avremmo voluto che durasse tanto di più, come avremmo voluto ricominciare a fare festa. E’ che ho un rapporto curioso con il “Grande Giorno”.

Da ragazzina lo immaginavo, sì – in realtà, immaginavo che avrei sposato qualcuno che sotto un completo *inevitabilmente* elegante, perché così si doveva, avrebbe messo le scarpe da ginnastica. E – vero che ho una memoria pessima, quindi potrei aver cancellato l’informazione, ma non ricordo di aver mai davvero immaginato il mio abito da sposa. Non mi sono mai davvero nemmeno piaciuti granché, gli abiti da sposa.

Così il punk rocker una sera di inizio febbraio mi ha fatto la più classica, impacciata, adorabile proposta di matrimonio, nella tranquillità di casa, circondati dai gatti – dopo avermi portato a cena fuori dove pensava di farlo, per poi scoprire che l’intimo ristorantino scelto con tanta al venerdì era imbottito di tavolate entusiaste; e la candela a centro tavola poteva poco contro le voci e le risate e i brigitte-bardot-bardot e le vuvuzelas che rimbalzavano tra pareti e soffitto. Ma meglio così: come nella più classica delle proposte, anche se sospettavo qualcosa mi sono tremate le gambe (temo, merito anche del tacco 12 messo nel nome del non si sa mai), e lui si era così emozionato che me lo ha richiesto tre volte prima di essere sicuro di aver capito la mia risposta. Che è stata: “Se me lo chiedessi altre mille volte, sarebbe sempre sì”. BAM, pucciosità a un milione. Fatto sta, mi ha dato l’anello, siamo stati felici, e la mattina è il primo pensiero è stato: E mo’, che cazzo mi metto?

elie-saab-haute-couture-spring-2014

Però era bello.

Scrivendo di moda (il classico ciabattino con le scarp rotte), il primo modello che mi era rimasto incagliato in mente è stato un abito da favola della collezione Haute Couture 2014 di Elie Saab. Così, per essere umili. Giuro che ho consumato i pixel da cui lo guardavo, facendo finta di non notare che la modella pesava la metà dei miei chili. Siccome domandare è lecito e rispondere è cortesia, ho scritto all’ufficio commerciale di Elie Saab per sapere se lo facevano ancora e quanto costava.

Rido ancora della risposta. La rileggo quando voglio vergognarmi un po’ della mia naïveté. Il succo era “Vieni nel nostro salone a Parigi a parlarne, torna a provarlo un paio di volte, l’abito è su misura quindi la tua taglia ci sarà sempre, ah, i nostri abiti vanno dai 40 mila a 220 mila euro, vieni, sarà un’esperienza straordinaria”. Senza dubbio. Chissà che mi pensavo. Sarò stata su di giri per il nuovo stato di fiancèe.

Scendendo dalla zucca ma continuando a non avere un’idea di vestito, ho scandagliato Pinterest, riviste, siti web e atelier fino ad avere la nausea da meringhite. Lo smarrimento è stato costante tanto quanto la ricerca frustrante. Il mondo che ruota intorno ai futuri sposi ricorda un po’ gli squali che girano intorno a una foca ferita: alla parola Matrimonio tutto  quadruplica il costo. Gli abiti, che hanno effettivamente dietro un lavoro enorme oltre a quantità di stoffa da farci tutte le tende di casa (… no, non ci avevo pensato), ne sono il vessillo anche quando non sono haute couture. Anzi: ho visto stracci di poliestere con cartellini a due e tre zeri, salutato commesse con la flemma di un bradipo che mi guardavano come se fossi appena uscita da un reparto di psichiatria (in genere dopo uno cambio di battute del tenore: “Sto cercando un abito perché mi sposo a luglio”, “Ma di quest’anno?”, “Eh, sì”, “Ma quindi tra tre mesi?”), rinunciato a abiti con lavorazioni squisite che su di me avrebbero fatto l’effetto del centrino della nonna per la tavola rotonda, mi sono guardata allo specchio con abiti di ogni taglio piangendo per l’emozione, sì, di vedermi come una mozzarella di bufala ripiena di provola oversize.

Perché nel frattempo con gli anni si sono accumulati i chili: iniziando a realizzare il mio ruolo per quel giorno, sono entrata in ansia da prestazione. Così, di natura disciplinata come un gatto, ho affrontato per la prima volta una dieta seria e ho cominciato a  correre ogni mattina per tre mesi. Poi dicono che il matrimonio non ti cambia. Ho trovato un abito che invece di piangere mi ha fatto sorridere (poi non era bianco bianco, era verde chiaro, ah, il vecchio caro viridian che torna, già per questo mi piaceva) e ho giurato a me stessa che ci sarei entrata dentro, senza farmelo fare su misura.

Col senno di poi, ad avere avuto più lucidità, esperienza e tempo (perché in tre mesi abbiamo dovuto fare anche tutto il resto, che è un sacco di lavoro, altro che la nostra ingenuità da “Vabbè dobbiamo poi organizzare una festa, che ci vorrà mai?”) avrei cercato di più, sarei dimagrita di più, avrei trovato forse qualcosa di più leggero e leggiadro (“Ma non avrò caldo a luglio col taffetà?”, “Nooo, figurati, è un tessuto freschissimo”; certo, e io sono la modella di Elie Saab).

Guardando le foto, sono comunque ipercritica con me stessa (e quando mai), e spero che non ci siano state troppe malignità alle mie spalle, e comunque meno severe di quelle che mi riservo io. Pazienza. Perché poi vedo come siamo stati felici quel giorno, come sorridevo e come mi guardava Joe. Penso a quanto abbiamo riso, bevuto, ballato fino a notte, come fossi scalza sull’erba e lui madido per il caldo torrido, come a fine giornata l’abito fosse con il fondo e sporco di erba, di come lo abbia non indossato, ma vissuto.

Però, la prossima volta, chiffon.

matrimonio

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13 thoughts on “Come una sposa

  1. avevo visto le foto su facebook e ti ho trovata bellissima. e soprattutto felice!
    quanto a me, io manco avrei voluto il fotografo al mio matrimonio (sì, sono ancora quella che odia farsi fotografare), non ho mai riguardato le foto e se non fosse per mio cognato che le ha fatte stampare non avrei nemmeno l’album. non volendo sposarmi con un abito tradizionale (in realtà non tenendoci affatto a sposarmi, ehm) ho cercato in giro per negozi un vestito fucsia che non ho trovato. tuttavia in un outlet ho scovato con un colpo di fortuna non indifferente un tubino bianco traforato di Dolce e Gabbana che ho pagato tipo 650 euro e che sceglierei ancora mille volte se dovesse capitare 🙂
    ad ogni modo, quelle rare volte che mi capita sottomano una foto delle nozze mi pare di essere un travestito ciccione 😦

    • Eh ma che bello D&G, bomba! Io avrei voluto avere più tempo per venire a cercare anche a Milano, ma tre mesi di soli weekend con tutto quello che cea da fare non mi sono bastati. Comunque non ci credo nemmeno se lo vedo che ti stesse male, sei sempre troppo critica con te Lise! :*

      • ahahah, ma non era tanto il vestito che mi stava male, è che non mi vedevo tanto con quel trucco e siccome io non mi sono messa a dieta i preparativi pre-matrimonio mi han fatto solo ingrassare (unica sposa al mondo credo) 😀

  2. Io c’ero e ti posso assicurare che eri bellissima, radiosa e la tua felicità si vedeva in ogni momento. (Ho visto anche l’ansia della sera prima…..Ma ci sta tutta), Joe elegantissimo e felice come forse non lo avevo mai visto, sei stata brava ad organizzare un matrimonio curando molti dettagli, quindi secondo me dovresti stampare qualche foto. E se ti faccio io i complimenti credici, chiedi a tuo marito se la sua testimone è solita fare apprezzamenti falsi. Cmq TVB

  3. Bellissima! Io al momento in cui ho visto che la mia board Pinterest era arrivata a millequattrocentoepassa foto di abiti ho detto basta. Sono andata in atelier, ho provato quello che mi piaceva di più e me lo sono portata a casa. Eh!
    (Comunque a quelli di Elie Saab potevi dirgli che a quella cifra da loro ti aspetteresti almeno il volo incluso per Parigi per andare a provare l’abito…)

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